Fiori di zucca e trota Fario

Questa mia “creazione” affonda le radici in un lontano ricordo di un piatto degustato da bambina nel ristorante provenzale di un grande maestro della cucina: Roger Vergé. Mentre la tradizione del mio paese Perinaldo (nell’estremo Ponente Ligure) prevede le MEESANE (ovvero fiori di zucca ripieni) farcite con verdura, formaggio e prosciutto o mortadella, schiette e genuine; scoprii che potevano essere delicati, leggeri, impalpabili… ovvero due anime in un solo fiore

Ieri, avendo dei bei filettoni di trota fario a km 0, e avendo appena raccolto un mazzo di fiori di zucca ho avuto questa idea. Ovviamente nulla a che vedere con la raffinatezza di Vergé, ma una interpretazione diversa dei fiori di zucca, che solitamente cucino come da tradizione. L’unione di due ingredienti e la reciproca valorizzazione. Sapori delicati che sapessero esaltare entrambi senza diventare preponderanti

INGREDIENTI

1 filetti di trota fario da 400 gr

12 fiori di zucca

200 gr ricotta

Latte qb

150 gr di patate lessate e mondate

1 uovo

Passata di pomodoro qb

Aglio

Menta

Olio EVO

Sale

Peperoncino fresco

Pepe nero

PROCEDIMENTO

Taglio a cubetti il filetto di trota fario, privato della pelle e delle spine

Faccio scaldare in una padella un cucchiaio di olio con uno spicchio di aglio schiacciato, privato dell’anima

Unisco la dadolata di trota, faccio saltare rapidamente solo per sigillare i cubetti. Li trasferisco in die boules separate: con una metà preparerò il ripieno, con l’altra il ragoit

Preparo ora il ripieno aggiungendo alla trota delle foglie di menta tritate, le patate bollite schiacciate grossolanamente, l’uovo, la ricotta. Aggiusto di sale e di pepe. Farcisco delicatamente i fiori di zucca privati del pistillo interno

Nella padella in cui ho fatto saltare la trota, aggiungo un filo d’olio e un’altro piccolo spicchio d’aglio schiacciato e poco peperoncino fresco, faccio insaporire, aggiungo la passata di pomodoro e faccio ridurre un pochino. Regolo di sale. Adagio delicatamente i fiori di zucca, coperchiò e faccio cuocere per qualche minuto.

Aggiungo la trota rimanente e qualche figlia di menta tritata. Continui la cottura per pochi minuti, solo per fare amalgamare i sapori. Servo e accompagno con un bicchiere di vino bianco fresco. Bon appetit

Pomodori alla provenzale ovvero il sapore dell’estate

I pomodori alla provenzale sono un contorno sano, veloce e gustoso; ma possono essere anche un goloso antipasto. Possono essere degustati sia caldi che tiepidi che a temperatura ambiente. Io, personalmente, li preferisco a temperatura ambiente

È una di quelle ricette da “fare a occhio“ in base ai propri gusti. In Provenza le quantità di aglio e prezzemolo sono prevalenti sul pangrattato, ma se avete in programma un appuntamento galante sarà meglio calibrare al meglio le proporzioni

È una ricetta che dà il suo meglio con i pomodori San Marzano ben maturi, ma potete usare anche altre qualità di pomodori; in questo caso consiglio, se i pomodori non sono troppo carnosi, di tagliarli a metà, eliminare la parte dei semi, salarli, e poi capovolgerli affinché perdano l’acqua di vegetazione

INGREDIENTI

Pomodori San Marzano maturi

Prezzemolo

Aglio

Pan grattato

Olio EVO

Sale

PROCEDIMENTO

Tagliare a metà i pomodori, eliminare la parte dei semi

Tritare finemente il prezzemolo e l’aglio, unirvi il pangrattato e l’olio di oliva e il sale. Il composto dovrà avere l’aspetto della sabbia bagnata

Farcire i pomodori, disporli in una teglia, condirli con un filo d’olio e infornare per 30/35 minuti in forno a 200 gradi… et bon appetit

La torta di zucchine

Questa è una ricetta tipica del Ponente Ligure, solitamente è denominata TORTA VERDE e la cosa comica è che tantissime persone che non sono del luogo esordiscono spesso con “io odio le zucchine” e quando si svela l’ingrediente principale di questa preparazione lo stupore sui loro visi è veramente esilarante

Questa è una ricetta del cuore: mi ricorda le mie radici, nonna Elia che la preparava con le zucchine dell’orto, la sua tecnica nel tagliare le trombette (zucchine lunghe e carnose tipiche liguri) tenendole in mano e praticando delle incisioni velocemente creando dei mini cubetti. Io ci ho provato, ma temo di “fare danni” quindi ricorro al robot da cucina

INGREDIENTI

PER IL RIPIENO

1 kg di zucchine

1 carota

1 cipolla

2 uova

2 tazzine da caffè di riso

3 cucchiai di riso arborino

2 cucchiai di Pan grattato

Qualche foglia di prezzemolo tritato

PER LO SCRIGNO DI PASTA

200 gr farina

5 gr sale

30 gr olio di oliva

100 gr acqua

Iniziare con il tagliare a julienne le verdure con l’aiuto del robot da cucina (il disco per grattugiare grossolanamente) o con una grattugia a denti grossi, mettere il tutto in uno scolapasta con qualche pizzico di sale, porvi un peso sopra; in questo modo dopo un paio d’ore l’eccesso di liquidi sarà eliminato

Preparare la pasta per il guscio impastando gli ingredienti, il risultato deve essere una pasta elastica. Avvolgere l’impasto con della pellicola alimentare e fare riposare. Potrete decidere se tirarla con il matterello o con la nonna papera

Strizzare le verdure e porle in una ciotola in cui aggiungerete tutti gli altri ingredienti tranne il pan grattata

Ungere con olio di oliva una teglia, foderarla con la pasta. Sul fondo, prima di mettere il ripieno, aggiungo sempre del pan grattato, poiché se le zucchine dovessero rilasciare liquido questo lo assorbirà

Quindi mettere il pan grattato, il ripieno e coprire con la pasta. Con l’ausilio di forbici creo delle “aperture” che facciano uscire il vapore in cottura. Come vedete dalla foto io ho tirato la pasta con il matterello

Fate cuocere per almeno 50 minuti a 190/200 gradi

Quando sfornate la torta, toglietela delicatamente dalla teglia e mettetela a raffreddare su una griglia

Va mangiata quando sarà completamente raffreddata

Buona degustazione! Ogni morso un po’ di Liguria

La candelora

La candelora… questa sconosciuta… cos’é? Perché trattarne in un blog che parla principalmente di cucina?

Partiamo dall’inizio (così dimostro che un minimo di cultura ce l’ho, e, semmai, gli scettici potranno pensare che so come fare a consultare Wikipedia): la Candelora é una festa religiosa celebrata il 2 febbraio per ricordare la presentazione di Gesù al tempio.

Penso, però, che i più colleghino la parola Candelora a dei detti popolari, chi dice che se c’é bel tempo non siamo ancora fuori dell’inverno e chi dice proprio il contrario, probabilmente un modo per sperare che la rigida stagione invernale sia alle spalle.

Per me la Candelora é uno dei più bei giorni durante l’anno perché mi attengo alla tradizione francese: le crepes!!! Ovvero, in Francia si dice che devi tenere nella mano sinistra una moneta d’ore e con la destra far saltare la prima crepe, se questa ricade in maniera corretta nella padella, non mancheranno le soddisfazioni economiche durante l’anno.

La mia routine e il mio menù per il 2 febbraio non varia mai: al mattino mi dedico alla preparazione delle crepes e pranzo e cena sono a base di esse.

Le adoro salate con prosciutto, formaggio e uovo al tegamino e dolci con “crema spalmabile alla nocciola”, gelato, panna, oppure le golose crepes suzette con Gran Marnier e succo d’arancia che una leggenda narra essere nate nelle cucine del Café de Paris a Monaco (ovviamente propendo per questa versione e non per quella che le vede nascere a Parigi)

Questa celebrazione della Candelora mi vale sempre un appensantimento del giro vita ma secondo me ne vale la pena, io propendo sempre per una versione neutra così posso gustarle sia dolci che salate, per chi invece preferisce una versione più ricca, puo’ aggiungere un po’ di zucchero e un po’ di vaniglia (mi raccomando non vaniglina!!!!) alla preparazione

RICETTA – é preferibile usare tutti ingredienti a temperatura ambiente

3 uova intere

250 gr di farina

1/2 litro di latte

un pizzico di sale

50 gr di burro fuso

(1 cucchiaio di zucchero e vaniglia sono facoltativi)

PROCEDIMENTO: sbattere le uova con una frusta, unire il sale, la vaniglia e poco alla volta e alternandoli il latte e la farina (setacciata) per evitare la formazione di grumi. Per ultimo unire il burro fuso.

Lasciare riposare la preparazione per una mezz’ora.

Scaldare una padella antiaderente, imburrarla leggermente, con l’aiuto di un mestolo distribuire l’impasto su di essa facendola contemporaneamente roteare con il polso. Quando la crepes si stacca dal fondo della padella girarla (o facendo saltare la padella o con l’aiuto di una spatola) pochi secondi di pazienza ed é pronta.

Solitamente la prima non resta mai perfetta, io ci metto un pizzichino di sale, un pezzetto di burro e la mangio ancora calda, in modo che nessuno possa vederne una che non rispetta gli standard.

PS la ricetta non l’ho inventata io, dobbiamo ringraziare il grande ed insuperabile Paul Bocuse

Il Natale… differenze enogastronomiche… ovvero “come sentirsi un’aliena”

Quotidianamente metto in tavola pietanze che per me sono “normali” ma che qui sono “stranezze”, eh si, perché quando si abbandonano i maccheroni o i tordelli, la rosticciana o il capocollo, si tratta di piatti “anomali”. Immaginate preparare un pranzo di Natale senza crostini con la salsa rossa, fegatini e acciughe, senza lasagne al forno e senza arrosto con patate… un’eresia grave al punto di meritare la scomunica!

Ebbene, forse proprio per le feste, le “mie” tradizioni enogastronomiche mi mancano maggiormente, ed é in queste giornate che riesco a dare “il meglio di me”. Se a cio’ aggiungiamo un dettaglio sicuramente non irrilevante come il fatto che mio padre é venuto a passare la settimana di Natale da me, e che, quindi, ho potuto contare su di lui per ottenere ingredienti che solitamente in zona non trovo, potete immaginare a che punto mi sia spinta!

Il nostro cenone é stato un inno al colesterolo: terrina di foie gras fatto in casa, cappone arrosto farcito, gratin dauphinois, tronchetto natalizio farcito e decorato con namelaka, i vini erano un sauternes francese, un sirah australiano, uno champagne millesimato del 2002. Come digestivo non potevano mancare un rum 12 anni e un calvados, a scelta dei commensali. A questo punto vi chiederete quanti fossimo… beh, é stata una serata per pochi intimi, eravamo in tre.

I preparativi, sono iniziati già il giorno prima… beh, la terrina di foie gras andava fatta freddare, la namelaka richiede riposo in frigo, del capppone, invece, ci siamo occupati in giornata, così come per la pate biscuit. Gli avanzi ci hanno accopagnato per i giorni successivi, così come le compresse del mio antiacido preferito.

A parte il menù, vigilia e giornata di Natale, si sono svolte come in tutte le case del mondo: tanto lavoro ai fornelli, degustazione di pietanze ricche a tavola, digestione difficile, passeggiata per smaltire. Ma siamo certi che una passeggiata ci possa aiutare a smaltire un cenone? Per quanti chilometri dovremmo camminare? E poi… le passeggiate natalizie mi ricordano più il rotolare di un masso piuttosto che una performance sportiva: ci si trascina, in discesa va un po’ meglio, ma quando poi ti capita la salita… ansimi, ti maledici per tutto quello che hai ingurgitato e ti giuri che é l’ultima volta… anche se sai benissimo che presto lo rifarai… ci sono gli avanzi da finire e capodanno ti aspetta beffardo dietro l’angolo! Come ogni anno poi, arriva il 1° di gennaio con i suoi buoni propositi che, ovviamente, resteranno in un cassetto fino al 1° gennaio successivo.

Che dire di altro?

Forse volete le ricette?

Bene, cominciamo:

TERRINA DI FOIE GRAS

Ingredienti:

1 lobo di foie gras

Porto rosso, sale, pepe q.b

Procuratevi un lobo di foie gras fresco, ripulitelo da eventuali nervetti e vene, salatelo, pepatelo e lasciatelo un’ora a temperatura ambiente a marinare in un buon porto rosso.

Scolatelo, avvolgetelo ben stretto nella pellicola alimentare e sigillatelo “a caramella”, avvolgetelo in un foglio di alluminio, immergetelo in una pentola con acqua a bollore per 3 minuti e mezzo, massimo 4.

Immergetelo in una bacinella con acqua ghiacciata.

Buona degustazione

CAPPONE FARCITO

Ingredienti:

1 cappone di buona qualita

200 gr di macinato di vitello

100 gr di lardo

200 gr di castagne bollite

8 prugne secche

2 fette di pan carré ammollato nel latte

2 fette biscottate sbriciolate

1 uovo

1 mela tagliata a tocchetti piccolini

brandy q.b.

sale, pepe

Innanzitutto fate rinvenire le prugne nel brandy

In una padella antiaderente ben calda mettete il lardo a cubetti e il macinato, cuocete, salate, pepate e sfumate con il brandy in cui avete messo le prugne, unite le castagne.

A fuoco spento aggiungete la mela a tocchetti, il pan carré ammollato, le fette biscottate sbriciolate, le prugne e l’uovo.

Lasciate riposare in frigo per un paio d’ore affinché il la farcia si compatti

Prendete il cappone (ben nettato al suo interno) riempitelo con la farcia, legatelo con lo spago da arrosto in modo che le coscie restino aderenti al busto.

Infornatelo a 170°, bagnatelo con un bicchiere di vino bianco

Quando l’alcool del vino sarà evaporato, copritelo con un foglio di carta stagnola e continuate la cottura per almeno 90 minuti.

Tra i commensali, incaricate colui che é più a suo agio con i coltelli, e fategli porzionare il cappone.

GRATIN DAUPHINOIS

Ingredienti:

Patate

Latte

Panna fresca

Emmenthaler

Sale, Pepe, Burro q.b.

Pelate le patate e tagliete a fettine sottili. Disponetele “a scalare” all’interno di una pirofila in cui avete disposto dei fiocchi di burro. Salate e pepate.

Cospargete con l’emmenthaler gratuggiato.

Irroratele con il latte e la panna portati ad ebollizione.

Fate cuocere in forno ventilato per circa un’ora a 180°

PS non preoccupatevi delle calorie del burro e della panna, nonostante le patate siano una verdura, sono ricche di carboidrati e, se date retta ai nutrizionisti, non le dovreste nemmeno guardare in foto

PATE BISCUIT

Ingredienti:

6 uova

150 gr zucchero

150 gr farina

vaniglia (se non volete usare la vaniglia o il suo estratto, piuttosto che usare la vanillina chimica, evitate di aromatizzare!!!)

Montare i tuorli con lo zucchero

Unirvi gli albumi montati a neve mescolando dal basso verso l’altro

Unire la farina setacciata, continuando a mescolare dal basso verso l’alto, facendo attenzione a non smontare il composto

Versarlo in una leccarda, foderata con carta da forno e spennellata con un filo d’olio di semi

Infornare per 10 minuti a 220°

Una volta sfornato, girare il nostro dolce su un foglio di carta da forno bagnato e strizzato, togliere la carta con cui si era fatta la cottura, arrotolare ben stretto e porre in frigo per un’ora circa

BAGNA

In un tegamino portare ad ebollizione acqua e zucchero in parti eguali, fare sobbollire qualche minuti e fare raffreddare.

A piacimento puo’ essere aggiunta una parte alcolica (in questo caso consiglierei del rum)

NAMELAKA

Ingredienti:

400 gr panna

200 gr latte

2 gr gelatina in fogli

350 gr cioccolato fondente

Sciogliete con l’ausilio del microonde il cioccolato

Portate ad ebollizione il latte

Unite il cioccolato fuso al latte, una volta creata l’emulsione unite la gelatina ammollata e strizzata

Unite la panna fredda e lavorate al mixer

Lasciate riposare in frigo almeno 12 ore

COMPOSIZIONE

Strotolare il biscotto

Irrorarlo con la bagna

Farcire con parte della namelaka

Arrotolare nuovamente il biscotto

Decorare il tronchetto con la namelaka restante all’ausilio di un sac à poche dotato della bocchetta a voi preferita

Buona degustazione!!!

Acida o dolce? Dipende da te!

Non penso che un solo vocabolo possa descrivere la complessità di una persona! Anche perché influisce molto il modo in cui gli altri ci vedono e percepiscono! Poi, secondo me, molto dipende da come gli altri si comportano con noi, dalle problematiche che stiamo affrontando, a volte semplicemente dal meteo.

C’é chi pensa io sia acida, chi mi trova sulla difensiva, chi addirittura é convinto io sia sempre sul piede di guerra, chi, al contrario, mi considera molto dolce, attenta agli altri, disponibile e altruista. Beh, penso di essere un po’ di tutto questo! In base a come ti atteggi con me avrai la Ele che meriti!

Mi sento un po’ come una torta al limone ricoperta con la meringa italiana: friabile quasi croccante, acidula, dolce e morbida. E allora perché non ne prepariamo una? Io mi sono cimentata con questa ricetta ieri sera, pensavo potesse essere il dolce ideale per concludere una cena a base di pesce: farfalle al salmone e vodka, branzini al forno su letto di verdure; il tutto annaffiato da un ottimo Pinot Grigio del Trentino. Penso di averci beccato! I commensali mi sono sembrati soddisfatti!

RICETTA:

CREMA

140 gr di zucchero

4 tuorli

2 cucchiai di acqua

25 gr di burro

il succo di 4 limoni

4 cucchiai di maizena

In una zuppiera montare i tuorli con lo zucchero e la maizena. In una casseruola scaldare l’acqua e il succo di limone; una volta calda versarla, a filo, sul composto di uova, mentre continuate a sbatterlo con una frusta manuale. Porre la zuppiera su una pentola contenente acqua quasi ad ebollizione e procedere con la cottura a bagno maria della crema, continuando a mescolare con una frusta fino a quando non sarà pronta, ovvero quando velerà un cucchiaio precedentemente immerso in essa. A fuoco spento unire il burro e amalgamarlo alla crema. Mettetela in un contenitore, copritela con pellicola alimentare a contatto e mettetela subito in frigo per evitare le cariche batteriche.

PATE SABLEE:

240 gr di farina

140 gr di burro pomata (morbido)

80 gr di zucchero

1 tuorlo

1 pizzico di sale

In un recipiente mettere la farina, lo zucchero e il sale. Aggiungere il burro a cubetti. Amalgamare attentamente, unire un tuorlo e lavorare la pasta, questa tenderà a sbriciolarsi e sfarinare, confezionatela nella pellicola alimentare e fatela riposare una mezz’ora in frigo.

Stendetela, tra due fogli di carta da forno, con l’aiuto di un matterello, fino ad uno spessore di 9 mm e adagiatela (mantenendo il foglio di carta da forno sottostante) in una teglia del diametro di 24 cm. Pareggiate i bordi. Bucherellate il la pasta sul fondo della teglia con una forchetta. Adagiate il secondo foglio di carta da forno sulla pasta, adagiatevi dei fagioli borlotti, cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti. Togliete i fagioli e la carta da forno su cui poggiavano, cuocete per altri 10 minuti. La vostra base e cotta. Lasciatela raffreddare.

MERINGA ITALIANA

125 gr di albumi

50 gr di zucchero

200 gr di zucchero

50 gr di acqua

Montare a neve gli albumi con 50 gr di zucchero con l’ausilio della planetaria. Contemporaneamente preparare, in un pentolino, uno sciroppo con 200 gr di zucchero e l’acqua, metterlo sul lfuoco e portarlo ad una temperatura di 121 gradi. Una volta raggiunta questa temperatura, versarlo a filo sul bordo della bacinella della planetaria, in cui gli albumi sono montati, mantenere la planetaria a massima velocità, continuare a montare fino a che non raggiungono la temperatura ambiente.

COMPOSIZIONE

Versate la vostra crema al limone sulla vostra base di frolla, mettere la meringa italiana in un sac a poche e ricoprire la superficie di ciuffetti, con l’aiuto di un cannello caramellare la superficie della meringa italiana in modo che non smonti. Buona degustazione!

Nostalgia di casa

Quasi sei anni fa, dopo un periodo molto stressante della mia vita, decisi di mollare tutto e trasferirmi in Toscana, e così arrivai a Barga “the most scottish town in Italy” e, ovviamente, in quanto ligure, mi sentii subito a casa… poi capii che lucchesi e garfagnini sono veramente tirati, mentre i liguri, gli scozzesi e gli auvergnat sono solo oculati…

Adottai la lentezza del ritmo barghigiano, iniziai ad amare le montagne che ci circondano, capii che il vino del contadino bisogna lasciarlo nella bottiglia, ma che i prodotti del norcino non hanno rivali, imparai che cio’ che qua vengono chiamati maccheroni in realtà sono maltagliati, la rosticciana in realtà sono le costine di maiale, i tordelli sono tortelli con la “d” ma hanno la forma dei ravioli, che mangiano gli ossi (zampucci e parti del maiale bollite) con la polenta dolce (fatta con la farina di castagne), durante la mia prima estate qua scoprii i necci (un specialità non proprio estiva) e ne feci indigestione, e potrei andare avanti con l’elenco delle leccornie che mi conquistarono.

Ma ci sono momenti in cui mi mancano i sapori, i profumi, i paesaggi… all’improvviso sento nelle narici l’odore della salsedine e lo sciabordio delle onde e… allora… di corsa in cucina… ci sono piatti che sono come delle porte aperte verso dimensioni parallele… un boccone e mi trovo altrove e in un altro tempo.

A volte cucino questi piatti agli amici, so che non potranno essere trasportati verso la mia stessa destinazione, ma spero possano avvertire le sensazioni, le emozioni e i brividi che ho provato cucinando e che anche loro possano trovare una porta che li porti, per un attimo, altrove, in un altro dove, in un altro quando.

Uno di questi piatti é il brandacujun o, in francese brandade. Ed io cucino la brandade, e la ricetta che faccio é quella che i miei genitori lessero su un libro di cucina di Paul Bocuse. Mi ricordo che prendevano una pentola Le Creuset arancione con il manico di legno, mia madre passava uno spicchio daglio sulle pareti e sul fondo e poi iniziava la magia.

Eh si, i profumi di questo piatto sono quelli del sud (della Francia), della Provenza, della Liguria, ma anche del Piemonte: aglio e prezzemolo! Olio e panna! Pane casereccio!

E così mi ritrovo a cucinarlo nella mia cucina barghigiana, con le pentole in acciaio (per comprarmi una batteria di Le Creuset dovrei vincere alla lotteria) con fondo spessissimo che hanno quasi la mia età; mi ricodo che ero bimbetta e con i miei genitori ci si reco’ in un negozio di articoli per la casa a Ventimiglia, e ne uscirono, svenati, ma felici per le nuove casseruole. Io sono una donna fortunata, mio padre da poco ha traslocato in un nuovo appartemento dove ha optato per l’induzione, così mi sono ereditate le pentole antetempo.

Cucino questo piatto, lo impiatto, prendo un calice, ci verso del vino rosato ben fresco ovviamente francese e parto per il mio viaggio.

Ora, se volete, condivido la mia ricetta con voi… vi prego di non attaccarmi se in questa ed altre ci saranno “grassi animali”, per una vita la cucina francese é stata alla base della mia alimentazione, potete sostituire con olio, panna vegetale, margarina o addirittura sopprimere le materie grasse, ma se volete partire per un viaggio con me, vi consiglio di scendere a compromessi con il nutrizionista e pensare alla dieta domani.

RICETTA:

250 gr di baccalà dissalato… apro una parentesi su questo poiché tradizione vorrebbe che si comprasse il filetto, lo si portasse a casa, lo si mettesse in una bacinella con acqua fredda e, per almeno 48 ore, rimanesse lì, con il rubinetto appena aperto, solo che l’acqua goccioli e faccia un lento ricambio; o almeno così faceva mia nonna. In realtà io vado al supermercato, lo prendo già dissalato, torno a casa, lo sciacquo e lo lascio una mezz’ora ammollo in acqua fredda

Dicevamo….

250 gr di baccalà dissalato, lessato in abbondante acqua con una foglia di alloro e qualche grano di pepe nero

250 gr di patate lessate con la loro buccia

un mazzo di prezzemolo

3 cucchiai di olio EVO

2 spicchi di aglio

150 ml di panna liquida

pinoli tostati facoltativi

qualche fetta di pane casereggio

In una pentola in cui avrete passato uno spicchio d’aglio su tutte le pareti e il fondo, mettete 2 cucchiai di olio e mettetela sul fuoco medio/basso (se siete amanti dell’aglio, lasciate lo spicchio d’aglio nell’olio che si scalda ma poi toglietelo subito) – quando l’olio sarà caldo mettetevi il baccalà spellato e disliscato e briciolato con le mani, le patate lessate, sbucciate e tagliate grossolanamente – iniziate a lavorare il composto con la forchetta – aggiungete la panna – continuate a lavorare con la forchetta ma non trasformatelo in poltiglia – spegnete il fuoco – aggiungete il prezzemolo tritato

Nel frattempo bruschettate il pane, ovvero griglitatelo e strofinatevi uno spicchio d’aglio. Disponetelo in un piatto, fate delle quenelle di brandade aiutandovi con due cucchiai (oppure usate un “pallinatore” per gelato) e adagiatele sul pane, spolverate con un po’ di prezzemolo, i pinoli tostati (se vi garbano) e un filo d’olio e… bon voyage!

Una vita in perenne cambiamento

La cucina… il filo conduttore di una vita

Sii te stesso; tutti gli altri personaggi hanno già un interprete.

— Oscar Wilde.

Eccoci qua, il 2019 volge al termine e come ogni anno si fanno i bilanci. Io, per abitudine, ripenso solo alle cose positive e ogni volta mi stupisco per quanti siano i cambiamenti intervenuti nella mia vita. Ma dovete anche sapere che io sono una persona che non sa stare ferma, e molti sono i progetti che mi frullano in testa e anche tante domande alle quali in questo momento non so dare risposta.

Una cosa é certa: l’enogastronomia é il filo conduttore della mia vita! Da quando, ancora nel passeggino, si sbagliarono e mi diedero da bere del vino bianco invece dell’acqua minerale… Ogni volta che sono partita in vacanza, oltre che scegliere una meta per i musei e le opere d’arte o le bellezze paesaggistiche, mi sono sempre interessata alle specialità locali.

Non ricordo quando ho iniziato a cucinare, ma, una cosa é certa: ho iniziato e non ho mai smesso. Perché cucinare é prendersi cura di sé stessi e degli altri, é coccolare, é vivere, é amare.

Perché questo blog? non lo so! Sono andata a leggere decine di articolo, non ho nemmeno capito come crearlo, pero’ tutti insistevano che bisognasse redigere un elenco degli argomenti da trattare. Io nonso ancora cosa scrivero’. Sicuramente vi raccontero’ il mio passato, il mio presente, il mio futuro, le mie emozioni… tutto attraverso la mia cucina e le mie ricette. Volete farmi compagnia in questa avventura???

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